Ci sono disagi che è difficile esprimere a volte. Forse perchè non abbiamo gli strumenti per farlo, le parole, il coraggio, la scrittura, la pittura, la musica, l’arte. Rimane tutto dentro, nascosto da qualche parte nella nostra testa. È strano come poi ci si senta vuoti o meglio svuotati. Quel piccolo tarlo che soggiorna nel nostro cervello si nutre d’ogni emozione, d’ogni sorriso, d’ogni tentativo di pensare positivo. Mi piace essere onesto, anche se la maggior parte delle volte non sono diretto. Sono preoccupato delle reazioni altrui, delle situazioni che si possono venire a creare. Quanto è più facile tenersi tutto dentro? Quanto è comodo aspettare che le cose cambino da sole? Ho solo paura di esplodere.
E così che sopravvivo al mio coinquilino menefreghista che crede di vivere da solo, quando lascia le sue cose ovunque e non rispetta i turni di pulizia e lascia i piatti sporchi nel lavandino per giorni. Così sopravvivo anche all’università, ai tempi stretti, alla corda che m’avvolge e mi soffoca, alla creatività che vuol parlare ma è ammutolita dalle migliaia di parole dei libri universitari che affronto ogni giorno. Mi piace studiare informatica, è la mia passione, ma mi sento stretto in questo sistema basato sulla fretta e sull’ansia.

Per fortuna esiste la musica. Ho sempre avuto la “canzone del momento”, quella per cui ti fissi un periodo ed è come se ti legge dentro e ti coccola. Lana Del Ray – West Coast. PLAY.

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