Ci sono disagi che è difficile esprimere a volte. Forse perchè non abbiamo gli strumenti per farlo, le parole, il coraggio, la scrittura, la pittura, la musica, l’arte. Rimane tutto dentro, nascosto da qualche parte nella nostra testa. È strano come poi ci si senta vuoti o meglio svuotati. Quel piccolo tarlo che soggiorna nel nostro cervello si nutre d’ogni emozione, d’ogni sorriso, d’ogni tentativo di pensare positivo. Mi piace essere onesto, anche se la maggior parte delle volte non sono diretto. Sono preoccupato delle reazioni altrui, delle situazioni che si possono venire a creare. Quanto è più facile tenersi tutto dentro? Quanto è comodo aspettare che le cose cambino da sole? Ho solo paura di esplodere.
E così che sopravvivo al mio coinquilino menefreghista che crede di vivere da solo, quando lascia le sue cose ovunque e non rispetta i turni di pulizia e lascia i piatti sporchi nel lavandino per giorni. Così sopravvivo anche all’università, ai tempi stretti, alla corda che m’avvolge e mi soffoca, alla creatività che vuol parlare ma è ammutolita dalle migliaia di parole dei libri universitari che affronto ogni giorno. Mi piace studiare informatica, è la mia passione, ma mi sento stretto in questo sistema basato sulla fretta e sull’ansia.

Per fortuna esiste la musica. Ho sempre avuto la “canzone del momento”, quella per cui ti fissi un periodo ed è come se ti legge dentro e ti coccola. Lana Del Ray – West Coast. PLAY.

Se Pirandello potesse vederci

Sembra che tutto stia tornando al suo posto. Ho navigato per giorni su di una nave, soffrendo il mal di mare, l’ondeggiare nauseabondo che non mi ha permesso di reggermi in piedi. Ora vedo terra, una piccola speranza in lontananza che s’avvicina sempre più. Spero non sia un’allucinazione. Aspetto solo di sentire qualcuno gridare “Terra, terra!”.

Oggi riflettevo sulle apparenze, su quanto ciò che pensiamo influenzi anche ciò che possiamo essere esteticamente. L’ho notato lungo tutte le attività a cui ho provato ad appassionarmi: c’era un tempo che suonavo rock con la mia chitarra elettrica e io stesso iniziai ad essere ossessionato dal vestirmi “alternative”, borchie, cinte colorate, orecchini, polsini e c’era sempre qualcuno più figo di me che era totalmente un tutt’uno con la musica. In questo momento scrivo dalla biblioteca della facoltà di informatica ed è facile notare come quel meccanismo è visibile anche qui.
Molti studenti si atteggiano da nerd, occhiali, vestiti random, panza, puzza. Ho iniziato a pensare che alcuni ingrassino di proposito. È molto interessante notare come questa gente è quella che agli esami va peggio e di informatica capisce ben poco (non voglio generalizzare), mentre quei pochi che al solo guarlarli puoi dire “questo c’ha carattere”, sono i migliori. Uno dei migliori studenti che ho visto aveva uno stile totalmente bohemien.

Questi pensieri mi distraggono dall’ondeggiare della nave. “A tutta poppa!”

Storia dell’alcolizzato e della birra che gli insegnò a volare

Oggi finalmente sono riuscito a dormire, casa dolce casa. Ho dormito poco in passato, soprattutto (e ovviamente) durante i viaggi con i miei amici, dove le notte insonni erano un appuntamento fisso. Ma non ho mai sofferto il non dormire come l’ho sofferto questi giorni, sarà perchè devo studiare e ho bisogno di energie. Comunque, mi sento molto meglio ora.

Stasera ho una festa di laurea, finalmente qualcosa di stimolante 😀 Non credo di avere problemi con l’alcol, anche se mi piace molto bere, ma è dura non cedere alla tentazione di far parte della giungla che si viene a creare in queste occasioni. Sono come quei riti nei quali gli antichi si drogavano e bevevano e scopavano, i culti orgiastici moderni dove però non c’è sfrenatezza sessuale, i tempi sono cambiati. C’è quel qualcosa che si viene a creare nel gruppo di bevitori, un’intesa, un gioco di complicità, la felicità d’essere stati spedit su di un altro pianeta. Non vorrei elogiare così tanto l’alcol, non è poi così corretto. Ma nella mia ricerca della felicità non ho ancora trovato il modo di ubriacarmi senza bere, e giuro, ci ho provato con tutto me stesso. La realtà a volte è troppo difficile da digerire, da buttare giù e l’ho promesso a me stesso: troverò il modo. Nel frattempo mi concedo qualche giorno da alcolista, giusto un po’.

Il karma negativo sembra avermi lasciato in pace almeno per oggi. Questo fine settimana ho organizzato qualcosa di carino con la mia ragazza, è la mia terapia per farla riprendere o almeno distrarre e sembra funzionare. Il karma positivo ringrazia.

Amen.

Brindisi con la birra

Sorseggiando il caffè

Oggi sono tornato al mio paese, lasciando il mio appartamento da studente nelle mani dei miei coinquilini disordinati. Sono un po’ preoccupato. Sapevo di dover convivere con altra gente, con i loro difetti, con le loro abitudini (buone o cattive che siano) e loro con le mie. Ciò che mi sono augurato prima di iniziare l’avventura è stato di trovare almeno gente compatibile, se non simile. Purtroppo non è stato proprio così, i miei due coinquilini non amano fare le pulizie e il ragazzo con cui condivido la camera russa. Io ho sempre avuto il sonno leggero, quindi immaginate che tortura possano essere le mie notti, soprattutto quando voglio dormire perchè il giorno dopo mi aspetta una lunga seduta di studio.

Ieri c’è stato uno sprazzo di luce nella mia giornata, ho preso un caffè con un nuovo amico, lo chiamerò Luigi. Luigi ha 29 anni e frequenta il mio stesso corso di laurea. Ha un non so che di divertente, soprattutto di rilassante. Mi piace parlare con lui, ha un buon orecchio e ho avuto il desiderio di raccontargli un po’ della mia vita. Si è rivelato molto saggio, mi ha spiegato una sua teoria sul karma che mi ha interessato molto e mi ha aiutato ad affrontare la giornata in modo migliore.

Così ho organizzato una cenetta per la mia ragazza e le ho stampato una foto di noi due con scritto dietro “Quando sei triste (o felice se vuoi), guarda questa foto per sentirti meglio”. È stato bello, le è piaciuto molto e spero di averla aiutata almeno un po’.

Purtroppo i bei momenti non durano molto, ma la felicità possiamo ricercarla ovunque, in qualsiasi momento, basta volerlo. Questo è una delle cose che mi ha detto Luigi mentre tranquillamente sorseggiava il suo caffè. Ha ragione, perfettamente ragione, ma non è affatto semplice.

Drink to get drunk

Anche oggi in biblioteca. Le finestre mostrano l’immagine d’un cielo grigio, grandi nuvole che si spostano lentamente. L’umidità entra nelle ossa, mentre Sia canta negli auricolari. Ho scoperto Sia con il suo ultimo singolo (credo ultimo, non sono aggiornato) “Chandelier”, molto bello. I vecchi album sono un viaggio in un mondo di stili musicali diversi, non annoia mai.
In play “Drink to get drunk”. Bel titolo, no?

– Il cielo grigio non è triste – afferma sempre la mia ragazza – dipende da come lo vivi, io mi sento bene, amo la pioggia, amo questo tetto grigio sopra la mia testa- Non sono d’accordo, ma è tutto relativo. Amo il Sole, le piccole nuvole bianche che navigano nell’oceano del cielo. Amo indossare gli occhiali scuri mentre vado al mare con la mia auto tenendo i finestrini abbassati. Amo i colori del tramonto, le sfumature del rosso. Amo il rosso.
Come posso essere felice quando il cielo è grigio?

Ho iniziato a scrivere un racconto, giorni fa. Si, mi diletto nella scrittura di racconti. Aspetto l’ispirazione che non arriva mai. Ma la situazione che sto vivendo mi aiuta, essere triste mi aiuta a scrivere meglio. Ho pensato ad un filo, un lungo filo legato alla caviglia, fermo, inerme, del quale non si può vedere l’estremità che non s’attorciglia. Svegliarsi la mattina con il filo che da il buongiorno, pisciare con il filo che t’osserva, scopare con il filo che non rispetta la tua privacy. Un filo che diventa giorno dopo giorno più spesso e più lungo, che inizia a muoversi in alto, verso la gola. Arriva il momento in cui ci si chiede questo filo da dove provenga, chi ci sia a mantenerlo dall’estremità nascosta. E allora inizi a tirare, e seguire il filo, tira e tira e tira. Finchè non arrivi nella tana d’un topo e allora sei costretto a stenderti per terra e sbirciare all’interno, ma non c’è abbastanza luce per distinguere i dettagli.

Drink to get drunk.

Gomitolo

Appeso ad un filo

Oggi vi scrivo dalla biblioteca dell’università. Internet sembra funzionare meglio e mi sento più rilassato. Sono giorni tristi, la mia ragazza è depressa e ho da dare tre esami all’università in un mese. Vorrei tanto riuscire ad affrontare tutti i miei problemi con il sorriso, con positivà, quella che in questo periodo mi manca. Sapete, stare in compagnia di qualcuno aiuta molto, ti fa sorridere se sei con le persona giuste: il problema è quando sono da solo.

Cerco di non specchiarmi per non vedere la mia faccia moscia, le occhiaie che ultimamente sono più profonde del solito. Continua a leggere

Sulla porta dell’inferno

Sono nella mia nuova casa da studente, non vi dirò in quale città, ma sono lì. Ho lottato per convicere mia madre a prendere in affitto una stanza, lotta per la libertà. Perchè si, a casa iniziavo a sentirmi soffocare, avevo bisogno dei miei spazi, dei miei tempi e delle mie abitudini. Avevo bisogno della birra nel frigo, di fare pratica come casalingo e imparare a gestire la mia vita, i miei tempi, i miei pochi soldi. Ed eccomi qui, mentre scrivo dal mio portatile connesso alla rete del mio cellulare, maledetta lenta rete del mio cellulare.

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